Il Progetto
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Il Progetto

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I. IL PROGETTO SAN SIRO STORIES


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Questo progetto nasce da una piccola invidia. Quando abbiamo scoperto che un gruppo di urbanisti del Politecnico di Milano – degli urbanisti! – si era trasferito armi e bagagli a San Siro per studiare l’emergenza abitativa intervistando gli abitanti del quartiere, ci siamo incuriositi e anche sentiti un po’ in difetto. Di solito gli architetti progettano, usano il CAD, tirano righe, invece il team di Mapping raccoglieva storie, scavava in profondità, usava l’intero armamentario del bravo reporter. Così ci siamo detti che sarebbe stato interessante lavorare al fianco di questi urbanisti da marciapiede, insieme avremmo potuto raccontare cosa accade in uno dei quartieri più caldi di Milano, verificando se oltre i titoloni dei giornali, sotto la superficie, ci fosse dell’altro. Per darsi un metodo comune di lavoro sono stati sufficienti pochi incontri. L’idea era quella di raccontare una realtà complessa e stratificata, spesso dipinta attraverso luoghi comuni fin troppo comodi (il migrante occupante, l’italiano razzista, il vuoto della politica,
il deserto delle associazioni e della scuola) con il passo dello slow reporting: un modo diverso di fare cronaca, attento all’eccezionalità del quotidiano. In questo percorso Mapping è stato un alleato decisivo. I ricercatori del Politecnico hanno condiviso con la Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica ogni informazione raccolta. Del resto, senza di loro sansirostories.it non sarebbe mai esistito: gli urbanisti da marciapiede, molto più strutturati di noi, in sei mesi di presenza a San Siro avevano accumulato un “vantaggio competitivo” incolmabile e un insight giornalistico raro. Il quadro che emerge al termine di questa ricognizione è problematico. C’è un dato di realtà che va oltre la cronaca. E’ una complessità a tratti fastidiosa, che in alcune situazioni ci vede impreparati come cittadini, mette alla prova la nostra capacità di convivenza. Ma è una complessità che vale la pena vivere, sorprendente per i risultati che a volte produce. Come ci posizioniamo di fronte a una scuola di italiano per stranieri che conta
un giro di sessanta volontari? A un servizio gratuito di assistenza per ogni tipo di emergenza abitativa? Oppure, ancora, ai giovani professionisti che lasciano il centro per venire a vivere in questa periferia? A un gruppo di genitori e insegnanti che, d’accordo col preside, organizza ogni sorta di attività per favorire l’integrazione? sansirostories.it è il racconto corale di un quartiere considerato difficile ma imbevuto fino al midollo di quella ricchezza culturale e sociale che solo i luoghi meticci presentano. Un reportage iper-locale che si sforza di costruire una narrazione di ampio respiro: voci, volti, storie, luoghi, abitudini, culture e religioni. Il sottotitolo – The White Album – non è casuale. Si intitola così un saggio del 1979 di Joan Didion, in cui sono raccolti alcuni saggi fondativi del New journalism. Approccio lento, rivalutazione del punto di vista soggettivo al limite dell’autobiografismo, amore per i dettagli, cura della forma e del linguaggio. Esattamente quello che ci piace. Buona visione.

 

 

II. IL MODELLO BONDY BLOG


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Nel 2005, a Clichy-sous-Bois, periferia di Parigi, due adolescenti di origine africana muoiono fulminati da un trasformatore all’interno di una cabina elettrica. Le versioni della polizia e quella di alcuni testimoni non coincidono. L’episodio è l’ultimo di una serie di tensioni latenti nel quartiere e scatena violente rivolte nelle banlieues contro polizia e governo. Per tre settimane, le manifestazioni di protesta si estendono ad altre città della Francia, provocando devastazioni e saccheggi. Gli arresti sono 2.600, le auto bruciate più di 8.000. Nella banlieue di Bondy, Serge Michel, giornalista del magazine svizzero l’Hebdo, ha l’idea di fondare un osservatorio permanente online per raccontare
dall’interno la realtà di queste aree, ignorate dai media nazionali fino allo scoppio delle proteste. Per tre mesi una quindicina di cronisti de l’Hebdo si installano in un piccolo locale – lo spogliatoio della squadra di calcio locale – e da qui iniziano a descrivere in un blog quello che vedono. I reporter non scrivono classici servizi di cronaca, ma lunghi articoli narrativi, cercano storie, postano fotografie e video. Mentre gli altri media – passata l’emergenza degli scontri – si ritirano, i giornalisti de l’Hebdo restano sul campo e scavano in profondità. Grazie a questa esperienza gli abitanti della periferia a nord di Parigi ritrovano una voce e possono raccontare la propria realtà quotidiana,  
fornendo un punto di vista interno e alternativo a quello dei media nazionali. Nasce così Bondy Blog, un esperimento di scrittura partecipata che diventerà materia di studio per una generazione di giornalisti e storyteller. Oggi Bondy Blog è ospitato dal quotidiano Liberation. A marzo 2006 il blog è consegnato a un team locale, diretto da Mohamed Hamidi, che fa crescere il pubblico e firma un accordo con il portale di news Yahoo! France in vista della copertura delle elezioni legislative del 2007. Nel 2010 Bondy Blog raggiunge 400 mila utenti unici al mese.

 

 

 

III. IL GRUPPO DI RICERCA MAPPING SAN SIRO


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Mapping San Siro è un gruppo di ricerca azione del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DASTU) Politecnico di Milano, che dal 2013 è attivo nel quartiere di edilizia pubblica San Siro a Milano. Questa esperienza, supportata dal programma

Polisocial, ha una natura sperimentale nel panorama dell’università italiana, collocandosi all’incrocio tra didattica e investigazione, tra ricerca e azione. Mapping si avvicina al quartiere San Siro attraverso il coinvolgimento diretto del
 contesto locale. Le attività sono sviluppate in stretta collaborazione con cooperative, associazioni, gruppi di cittadini e abitanti, sperimentando un modo nuovo di fare ricerca, fondato su pratiche di dialogo e ascolto, e sulla interazione tra le conoscenze. 

 
 

IV. LA SCUOLA DI GIORNALISMO DELL’UNIVERSITA’ CATTOLICA



 L’attenzione per il sociale, l’inchiesta, il desiderio di approfondire e la ricerca di punti di vista inediti sono, da sempre, i binari su cui si muove la Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica. In questi anni abbiamo realizzato decine di reportage che raccontano la trasformazione di Milano, la città dove viviamo: integrazione, disagio abitativo, gang metropolitane, innovazione, migranti, povertà, mafia, carcere, prostituzione sono solo alcuni dei temi trattati.Il video è il nostro 
 linguaggio: unito alle parole, arriva dove i quotidiani spesso falliscono, dritto al cuore della gente. Altra cosa, ci piace sperimentare: è una licenza che una scuola di giornalismo può prendersi, e l’università è il posto giusto per farlo. In questo senso, il quartiere di San Siro non è stato solo un oggetto di indagine, ma una palestra dove 20 giovani giornalisti si sono fatti le ossa confrontandosi con una realtà di strada difficile, chiusa, anche violenta. Per raccontarla è servita
 infinita pazienza e uno sforzo di sensibilità non scontato. Il web e i tool open source sono una parte fondamentale della nostra didattica. sansirostories.it raccoglie le esperienze che abbiamo fatto in questi anni producendo progetti crossmediali, come questo. Trovate tutto nell’archivio di magzine.it, il nostro magazine online, dove la redazione si occupa di società, cultura, internet e, in particolare, di convergenza digitale e del futuro dell’informazione. 

 

 

V. IL QUARTIERE IN CIFRE


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Nel corso del 2014, l’emergenza casa ha portato San Siro sulle prime pagine della cronaca nazionale. Nel quartiere, che la stampa ha spesso paragonato alle banlieues francesi, le tensioni sociali sono sfociate in violenti episodi di protesta contro le azioni di sgombero e il racket che controlla parte delle case popolari gestite dell’Azienda Lombarda Edilizia Residenziale (Aler). Costruito fra il 1935 e il 1947 secondo canoni abitativi innovativi, San Siro si è successivamente sviluppato in modo disomogeneo, diventando un insediamento afflitto da un profondo degrado sia fisico che sociale. La mancanza di spazi pubblici, un progressivo abbandono degli spazi per servizi e commercio, una
gestione disattenta del patrimonio abitativo, hanno contribuito alla cattiva fama di un quartiere dove i successivi interventi di riqualificazione sono proceduti in modo frammentario e a macchia di leopardo. Degli alloggi ancora pubblici (il 23% dei quali è stato nel frattempo venduto) non tutti sono utilizzati: a fine 2012 erano 780 gli appartamenti sfitti nel quartiere, a causa di regolamenti, procedure o mancanza di investimenti che ne impediscono la rapida riattivazione (cambio di assegnazione, inagibilità degli alloggi, canoni di locazione ecc.) a fronte di una lista d’attesa di 21 mila domande in graduatoria. Disomogenea è anche la provenienza degli 11 mila abitanti di San Siro: il 40% sono stranieri,
una percentuale alta rispetto al 13,2% della media milanese, e arriva principalmente dal Nord Africa (Egitto, Marocco), ma anche da Yemen, Perù e Filippine. Nel quartiere convivono modalità diverse di proprietà e percorsi di accesso alla casa, come profili di abitanti tra di loro differenti per cultura, tradizioni, livelli di reddito, paesi di origine. Una convivenza che richiede agli abitanti grandi capacità nel “mestiere dell’abitare tra diversi”. E’ un quartiere con problemi gravi ma anche ricco di iniziative, associazioni, comitati, di energie.

 

 

 
 

VI. RINGRAZIAMENTI


Gli autori di San Siro Stories ringraziano persone, associazioni, organizzazioni, enti e abitanti che hanno contribuito, con la loro disponibilità e cortesia, alla realizzazione del progetto. In particolare, un nostro grazie va a: Associazione Alfabeti, Associazione Tuttimondi, Cooperativa Darcasa, 
Aler Milano, Associzione Mamme a scuola, Gruppo Salam, Cooperativa sociale Alekoslab, Cooperativa sociale Tuttinsieme, Comitato di quartiere San Siro, Sicet – Sindacato inquilini casa e territorio, Laboratorio di Quartiere San Siro, Comune di Milano, Comitato abitanti San Siro, Circolo PD 
“Pio La Torre”, Parrocchia Beata Vergine Addolorata, Parrocchia San Giuseppe Calasanzio, Scuola elementare Cadorna, Scuola elementare Lombardo Radice, Bianca Bottero, Patrizia Di Girolamo, Marco Montanari, Matteo Puglisi, il team di Aesop Story Engine. 

 
 

VII. IL VIDEO TEASER


La musica del teaser è stata composta da Federico Albanese. Questo è il suo sito ufficiale.